Efsa, nuove linee guida per valutare vanti sulla salute e nutrizione

28 Gennaio 20162
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Efsa, nuove linee guida per valutare vanti sulla salute e nutrizione

L’aspetto legato alla salubrità  degli alimenti ha da sempre interessato sia le aziende produttrici  di alimenti (interessi economici) che i consumatori (benessere).

In una società dove emergono nuove patologie legate ad una cattiva alimentazione è necessario, quanto meno, improntare un ragionamento logico (politiche comunitarie, nazionali e regionali) e dai fattivi risvolti positivi sul territorio.

In prima analisi potremmo porci la domanda: è possibile sconfiggere o ridurre i danni legati ad una determinata patologia solo attraverso il cibo? Verrebbe da rispondere “NI” cioè ne si e ne  no ma come si sa la scienza (tecnologie alimentari) e la medicina (nutraceutica) hanno bisogno di certezze. Si conviene tra medici che comunque una sana alimentazione possa ridurre i danni recati da una patologia come ad esempio il controllo della glicemia o del colesterolo ma anche, in ultima analisi, attraverso la riduzione degli zuccheri nella dieta sembra si possa rallentare la proliferazione delle cellule neoplastiche.

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Questo per quanto riguarda il controllo di alcune patologie, invece, per quanto riguarda la prevenzione? Anche qui l’argomento è abbastanza complesso. Non sempre si può assistere a politiche che informano e formano i consumatori spesso i più piccini. Sicuramente ridurre zuccheri e grassi in tenerissima età tenderà ad avere positivi riscontri in età adulta. L’utilizzo giornaliero o l’abuso di bevande molto zuccherate ha delle pessime ripercussione sulla glicemia e sul deposito di grasso. E’ vero, anche, che il consumo di fibra, verdura, frutta e ortaggi previene il tumore al colon e  l’utilizzo di probiotici arricchisca la flora intestinale a favore di una serie di relazione con altri organi.

Qual’è allora la conclusione? la conclusione è che un prodotto alimentare salubre (cioè che apporta benefici all’organismo) non deve essere solo motivo di guadagno per le aziende ma deve essere interpretato come un diritto fondamentale alla salute di cui il consumatore non può privarsene. Un diritto non deve mai essere fatto passare come un optional ne tanto meno come un favore. Quindi i prodotti salutistici dovrebbero essere incentivati al consumo e soprattutto con prezzi accessibili a tutti.

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Vi rimando ad un articolo pubblicato il 26/01/2016 apparso sul sito di sicurezza alimentare www.sicurezzaalimentare.it

“Uno dei compiti principali dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) riguarda infatti la verifica delle argomentazioni tecnico-scientifiche fornite per supportare indicazioni nutrizionali o sulla salute, incluse quelle che promettono la riduzione di uno dei rischi di malattia (“abbassa il colesterolo”, “riduce la glicemia post-prandiale”, etc). Ogni affermazione che figuri sull’etichetta, oppure impiegata a fini pubblicitari o commerciali, secondo la quale il consumo di un determinato alimento può essere benefico per la salute, è un’indicazione sulla salute, ad esempio l’affermazione che un prodotto alimentare può contribuire a rafforzare le difese naturali dell’organismo oppure migliorare la capacità di apprendimento

Dopo questa valutazione, la Commissione normalmente autorizza la presenza sul mercato di tali messaggi o “claim”, in presentazione, pubblicità e etichetta dei prodotti alimentari.

Efsa aveva già- dopo la pubblicazione del regolamento 1924/2006 della Commissione- pubblicato a più riprese diverse linee guida- intanto generali, per tutte le richieste dei produttori, poi linee guida specifiche, riferite invece a ben precise funzioni di salute (es, intestinale, controllo del peso, controllo della glicemia, riduzione del danno ossidativo, etc). Inoltre Efsa aveva pubblicato un regolamento per la presentazione delle domande (Regolamento n. 353/2008 della Commissione che fissa le norme di attuazione per le domande di autorizzazione relative a indicazioni sulla salute).

Ma il percorso per i produttori in questi anni non è stato facile: solo 256 indicazioni sulla salute sono state autorizzate, a fronte delle 2287 presentate. Il mercato degli alimenti salutistici vale circa ed è in costante crescita. Una ragione in più per avere regole chiare a vantaggio di produttori e consumatori.

Le novità

Proprio per questo, e al fine di agevolare il quadro di riferimento per gli operatori del settore, in questi giorni Efsa ha pubblicato linee guida nuove. Tali linee guida sono state prodotte dopo un processo di consultazione con le parti interessate.

Scopo di tali linee guida dovrebbe essere quello di assistere i produttori e l’industria alimentare nel formulare prodotti in grado di superare gli elevati standard di valutazione scientifica dei benefici addotti– standard molto rigorosi, che hanno visto una difficile sintonizzazione del mondo produttivo con i valutatori di Efsa.

In passato, oltre a linee guida generali sulla valutazione dei vanti salutistici, Efsa aveva a più riprese prodotto documenti di dettaglio, dal 2010 al 2012.

  • settembre 2010: indicazioni sulla salute relative a funzione intestinale e immunitaria;
  • febbraio 2011: indicazioni sulla salute relative a risposte glicemiche post-prandiali o al controllo della glicemia; indicazioni sulla salute relative al controllo del peso corporeo o all’assunzione calorica o al senso di sazietà;
  • maggio 2011: indicazioni sulla salute relative alla protezione da danno ossidativo; indicazioni sulla salute relative alla salute cardiovascolare;
  • settembre 2011: indicazioni sulla salute relative alla salute di ossa, articolazioni e cavo orale; indicazioni sulla salute relative alla funzione cognitiva;
  • febbraio 2012: indicazioni sulla salute relative alla prestazione fisica.

Oggi Efsa pubblica due documenti guida,uno generale, ed uno relativo invece afunzionalità gastroinstestinale..
Nelle linee guida generali sono stati fatti passi aventi circa la chiarezza del procedimento.

In particolare, le fasi del processo di valutazione sono state ben esplicitate -dalla caratterizzazione del cibo o ingrediente, alla caratterizzazione degli effetti attribuiti, fino individuazione di pertinenti studi sull’uomo – con esempi concreti tratti dalle valutazioni precedenti.

Sono poi presenti:

Esempi di richieste valutate con esito favorevole per indicare il numero, il tipo e la qualità degli studi che possono essere necessari per dimostrare la fondatezza di un’indicazione.

Esempi di richieste valutate con esito sfavorevole per illustrare il tipo di mancanze che possono impedire il riconoscimento della fondatezza di certe indicazioni.

Efsa inoltre dedica particolare attenzione a differenziare in modo forte tra i principi applicati alle valutazione delle indicazioni sulla salute in base all’essenzialità delle sostanze nutritive (come vitamine e minerali) e quelli previsti per altre indicazioni. Tali differenze riguardano la definizione dell’effetto attribuito, la solidità scientifica dell’indicazione e le condizioni di utilizzo.

In seguito all’esperienza acquisita, Efsa ammette alcuni cambiamenti.

Efsa ha semplificato la procedura di autorizzazione e utilizzo di claim su nutrienti ritenuti essenziali (come vitamine e Sali minerali). In questo caso, Efsa riconosce l’impossibilità di usare trial clinici controllati e randomizzati, visto che sarebbe non etico intanto deprivare persone di nutrienti essenziali e poi perché non darebbe prova di efficacia in soggetti che per contro- hanno già una assunzione minima adeguata.

per la prima volta, sono ammessi studi condotti su soggetti malati al fine di dare veridicità al claim. Si è visto che proprio tali soggetti sono quelli che hanno i miglioramenti più marcati dall’assunzione del cibo-nutriente. Occorre però che il meccanismo biologico sia ben compreso e applicabile anche a soggetti sani.

– Vengono inoltre ammessi studi longitudinali e osservazionali su soggetti sani al momento dell’inizio dello studio, per verificare la relazione tra cibo-nutriente con claim di “funzione”. Sono altresì ammessi studi sulla relazione tra un cibo-nutriente e l’incidenza di malattia e la riduzione di (future) rischio di sviluppare la malattia.

In conclusione: il processo di valutazione di Efsa, che ammette anche studi su malati, potrebbe rilassare l’immissione sul mercato di diversi claim, che finora –stante la necessità di considerare solo soggetti sani- non permettevano l’emergere di segni clinici a supporto del claim. Sarà interessante vedere come settori finora messi in difficoltà- come quello dei probiotici- sapranno avvantaggiarsi del cambiamento normativo.

Una buona notizia insomma e che potrà favorire i processi di innovazione delle imprese, con maggiore certezza del ritorno dei propri investimenti.”

da http://www.sicurezzaalimentare.it/nutrizione/Pagine/Efsa,nuovelineeguidapervalutarevantisullasaluteenutrizione.aspx

 


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2 commenti

  • nicoletta

    28 Settembre 2016 alle 15:42

    Io sto cercando un sito che mi aiuti a riconoscere gli ingredienti riportati sulle etichette. Spesso si tratta di nomi sconosciuti. Come può un consumatore sentirsi bene informato se non riesce a sapere cosa sta mangiando esattamente?

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    • Dr. Antonio Paolillo

      3 Ottobre 2016 alle 19:18

      Gentile Nicoletta la tua osservazione è molto pertinente al tema. Ci sono, però, siti e siti dove attingere fonti più o meno veritieri. Mi rendo conto che per un consumatore sia molto difficile capire cosa significano tutte le sigle E… oppure acidi grassi trans o saturi e insaturi. Qui bisognerebbe fare una efficiente informazione al consumatore. Il mio consiglio è comunque quello di comperare, ove possibile, prodotti freschi e a Km zero.

      Rispondi

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