Sicurezza Alimentare

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5 Giugno 20200

Il D.Lgs. n. 155/1997 (ormai abrogato) aveva a suo tempo attuato le direttive n. 93/43/CEE e 96/3/CE in materia di igiene degli alimenti e introdotto, allo stesso tempo, nel sistema il così detto autocontrollo. L’autocontrollo consiste nell’obbligo imposto al responsabile dell’impresa alimentare di predisporre un piano a tutela della salute pubblica per prevenire tutti i rischi connessi al consumo degli alimenti e all’impresa stessa.


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11 Marzo 20200

in via precauzionale evitare il consumo di alimenti crudi o poco cotti di origine animale. (OMS, 21 febbraio 2020). L’EFSA con sede a Parma non è attualmente coinvolta nella risposta ai focolai epidemici di COVID-19, tuttavia scienziati ed Enti di tutto il mondo stanno monitorando la diffusione del virus e non si registrano segnalazioni di trasmissione tramite il cibo (Marta Hugas -direttore scientifico EFSA 10 marzo 2020).


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21 Febbraio 20200

 Questi i requisiti igienico-sanitari richiesti per gli automezzi da adibire al trasporto di alimenti. 

Gli automezzi adibiti al trasporto di alimenti devono rispettare i requisiti igienico-sanitari previsti dall’all. II, cap. IV, del Reg. CE 852/2004. In particolare, i vani di carico dei veicoli e/o i contenitori utilizzati “devono essere mantenuti puliti nonché sottoposti a regolare manutenzione al fine di proteggere i prodotti alimentari da fonti di contaminazione e devono essere, se necessario, progettati e costruiti in moto tale da consentire un’adeguata pulizia e disinfezione”. Quanto all’utilizzo di una “normale autovettura senza coibentazione” si fa presente che sebbene l’automezzo nel caso specifico non necessiti di dispositivi atti al mantenimento di una temperatura refrigerata, i materiali utilizzati per la coibentazione del vano di carico garantiscono condizioni ambientali tali da preservare la conservazione dei prodotti trasportati limitandone l’esposizione a temperature elevate e/o fonti di calore; tali condizioni sono di fatto controindicate nelle etichette di molti prodotti non deperibili comprese le bevande. In virtù di questo, la coibentazione è auspicabile. In ogni caso, l’operatore del settore alimentare deve indicare le modalità attraverso le quali durante il trasporto, con qualsivoglia automezzo, garantisce il rispetto dei requisiti di conservazione indicati per tali prodotti e dei requisiti imposti dal suddetto regolamento in termini igienico-strutturali (requisiti di sanificabilità del vano di carico e/o dei contenitori utilizzati) e in termini procedurali (protezione dei prodotti da ogni forma di contaminazione).


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15 Dicembre 20190

Macellaio condannato penalmente perchè la salsiccia conservata in frigorifero è priva di tracciabilità.

La Suprema corte con la sentenza 50348/19 pubblicata dalla terza sezione penale ha condannato un macellaio perché deteneva, per la vendita nel suo negozio, 18 chilogrammmi di salsiccia di cinghiale senza indicare la provenienza delle carni usate per la produzione, condannandolo a sei mila euro di ammenda. Secondo la Cassazione penale il titolare dell’esercizio adibito a produzione e vendita di generi alimentari è colpevole del reato di cui all’articolo 5 lettera b) della 283/62. Secondo i giudici si tratta di un reato di danno «perché la disposizione è finalizzata, non tanto a prevenire mutazioni che nelle altre parti della legge 283/62, articolo 5, sono prese in considerazione come evento dannoso, quanto, piuttosto, a perseguire un autonomo fine di benessere, assicurando una protezione immediata all’interesse del consumatore affinché il prodotto giunga al consumo con le cure – igieniche imposte dalla sua natura. Ed è stato chiarito che il reato di detenzione per la vendita di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione, previsto dall’articolo 5, lettera b), della legge 30 Aprile 1962, n. 283, è configurabile quando è accertato che le concrete modalità di conservazione siano idonee a determinare il pericolo di un danno o deterioramento dell’alimento, senza che rilevi a tal fine la produzione di un danno alla salute, attesa la sua natura di reato di danno a tutela dell’ordine alimentare, volto ad assicurare che il prodotto giunga al consumo con le garanzie igieniche imposte dalla sua natura».Ancora: «È comunque necessario accertare che le modalità di conservazione siano in concreto idonee a determinare il pericolo di un danno o deterioramento delle sostanze escludendo, tuttavia, la necessità di analisi di laboratorio o perizie, ben potendo il giudice di merito considerare altri elementi di prova, come le testimonianze di soggetti addetti alla vigilanza, quando lo stato di cattiva conservazione sia palese e, pertanto, rilevabile da una semplice ispezione. Integra il reato di cui all’articolo 5, lettera b), della legge 30 aprile 1962, n. 283, la preparazione di alimenti in violazione delle disposizioni sulla tracciabilità della materia prima».


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6 Ottobre 20190

Pasta al ragù, cotoletta di pollo, insalata verde, pane, frutta e acqua. Sono petanze di un normale menù che si consuma quotidianamente in mensa, quella scolastica per la precisione. Eh sì, perché a scuola tra le tantissime attività che si svolgono c’è anche quella legata al consumo del pasto, momento fondamentale per impostare una sana alimentazione e avviare programmi efficienti di educazione alimentare.


Contatti

Dott. Antonio Paolillo iscritto all’Ordine dei Tecnologi Alimentari n° 206.

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